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Comunicazione_esubera

Cosa succede quando la formazione DEI parla più lingue (e più culture)

Qualche mese fa ho ricevuto una richiesta di formazione sul linguaggio inclusivo e sui temi DEI (Diversity, Equity & Inclusion) che riassume perfettamente la complessità – e il valore – del lavoro su diversity e inclusion nelle organizzazioni contemporanee.

Una notissima fondazione attiva nell’ambito della ricerca medica mi chiedeva una formazione sul linguaggio inclusivo in azienda. Fin qui, nulla di insolito.
La richiesta diventava però particolarmente interessante perché non si trattava solo di analizzare le strategie di inclusione linguistica in italiano: il team era internazionale, multiculturale e comunicava quotidianamente in inglese. La formazione doveva quindi includere una parte specifica dedicata al linguaggio inclusivo in inglese.

Il gruppo sarebbe stato multilingue e sia le slide sia la formazione in aula sarebbero state condotte in switch coding, alternando italiano e inglese in modo fluido e funzionale.

Persone diverse, esiti differenti

Ho accolto subito la complessità come un’opportunità. Come linguista, lavorare su più lingue contemporaneamente e mettere a confronto le diverse strategie di inclusività significa non solo approfondire le mie competenze professionali, ma soprattutto comprendere come culture diverse affrontano le tematiche DEI, il linguaggio inclusivo e la rappresentazione delle differenze.

Per permettere al maggior numero possibile di persone di partecipare, la formazione è stata strutturata in tre gruppi differenti. Nonostante sulla carta il percorso fosse lo stesso, le persone erano diverse: quindi contenuti, esempi e focus sono cambiati di volta in volta grazie alla partecipazione attiva.
Per me, come formatrice, è stato un lavoro di ascolto e adattamento continuo. Ho potuto confrontarmi con approcci, sensibilità e visioni molto diverse, dialogando con lavoratrici e lavoratori provenienti dallo Zambia, dalla Colombia, dal Brasile e dal Regno Unito, solo per citare alcuni Paesi.

Tenere Insieme

Lavorare sui temi DEI significa entrare in territori profondamente sensibili. Significa affrontare questioni aperte come le microaggressioni di stampo sessista, l’ageismo, l’eurocentrismo strutturale, l’identità di genere con le sue infinite sfumature. Temi che non possono essere trattati con formule rigide o soluzioni standardizzate.

È proprio qui che la formazione su diversity e inclusion diventa un lavoro sartoriale: richiede competenza linguistica,psicologica e antropologica, consapevolezza culturale, flessibilità e una grande capacità di tenere insieme contenuto, contesto e persone.

Per me, questo è il cuore del lavoro sul linguaggio inclusivo e della formazione DEI: creare spazi sicuri, competenti e dialogici, in cui lingue, culture e vissuti diversi possano incontrarsi, riconoscersi e imparare a comunicare in modo sempre più consapevole e rispettoso.

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